
puntoacapo Editrice |

Patrizia PuleioProve di sorrisoPg 72 |
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Prezzo: € 9,50 |
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Vincitrice del Premio Beppe Manfredi 2009
Il primo libro di Patrizia Puleio, della quale sono comparsi nel corso degli anni vari testi in riviste e antologie poetiche, ci offre una poesia che ha una sua un’evidente unità interna: l’autrice vuole poter scrivere testi come “prove di sorriso”, si legge nel titolo, il che immette la poesia nella zona “di confine”, dove esperienza e parola tentano di sfiorarsi, tentando persino di coincidere. Il lettore, infatti, è chiamato a partecipare “all’apprendistato del vivere” che è l’infanzia, tempo in cui si è articolato il nostro “abitare il mondo” e momento archetipico dell’umano. L’infanzia è eternamente presente nella memoria di tutti noi, incisa forse anche nella pelle, nelle pieghe e nelle ferite ( visibili e non) che ancora reca ed è in quelle esperienze che si forgia e fonda la nostra vita, ma anche, e soprattutto, per Puleio è lì che ha origine la parola di poesia. L’infanzia in queste poesie è evocata in certe atmosfere, in momenti di gioco: attimi sospesi tra luce e ombra, ma anche nei volti e gesti di persone amate, come il nonno (più volte evocato in questi testi) o la madre, ma anche a certe amiche e amici realmente incontrati o solo vicini nel viaggio di conoscenza/scoperta del mondo, figure cui sono dedicati molti testi nella sezione Lettere. Con il ricordo di ciò che la poetessa ha vissuto, Prove di sorriso sa anche comunicare quella particolare melanconia che è propria dell’animo umano: uno stato interiore “in bilico” tra l’attesa e la speranza, tra la gioia e la disillusione, tra la tensione a ritrovare l’unità felice (e inconsapevole) tra Io e mondo, propria dell’infanzia, e la certezza (intima e sottile) dell’impossibilità del ritorno, da cui sorge l’amarezza per lo scacco finale.
(Dalla Postfazione di Gabriela Fantato)
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Il bambino inciampa, rotola giù dalla rampa di scale il matto. La sera s’affaccia dal quinto piano cos’è stato, cosa si è rotto.
Il silenzio in silenzio corre via lascia impronte come cristalli – taci – dice, ma è inutile, fa sorridere il ramo in gola.
Da un giorno è primavera
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Ricorderai forse il mio impermeabile più della bocca, il taglio della bocca, il mento le mani le mani sulla gola il mio respiro nel tuo.
Ricorderai noi due a scambiarci la pelle sulla panchina a guadagnarci il paradiso sotto i petali del ciliegio nel rosa di quel giorno che faticava a finire. |