puntoacapo Editrice

C. Sangiovanni
Ricamo infinito
 
 
 
 
 
Pg 80
 
 

Prezzo: 10,00

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Leggi la recensione di Raffaele Piazza

 

 

 

Poeta dalle movenze esili ma non fragili, da sinuoso balletto, Sangiovanni cura da sempre una versificazione minima ma non franta, che permetterebbe in sostanza ampiezze prosodiche ben maggiori, rimanendo fedele in realtà a una idea della poesia come immersione nell’intimo, e non di rado rifugio (nel locus amoenus dell’amata Val Grana, ad esempio); è, la sua, una poesia di sensazioni creaturali più che di emozioni gridate, di frequenti sinestesie e di momenti isolati e «raccolti in tranquillità», secondo la nota formula di Wordsworth, cui bene si addice una forma tanto levigata e minimale, persino reticente e opaca a volte, quasi fosse il residuo di ciò che deve restare fuori dalla pagina, o quasi fosse una sorta di esorcismo in versi contro forze maligne che potrebbero irrompere da un momento all’altro. Sono versi non di rado segnati da forti scelte lessicali, persino all’insegna della ricercatezza preziosa e spesso all’interno della stringa sintagmatica sostantivo/aggettivo: «gomitoli tufati», «altrove cruccioso», «prodigio figurale», «vita brada», «cielo sfiacco», per citare alcuni reperti.

(Dalla Postfazione di Mauro Ferrari)

 

 

 

vispa teresa (finiva un altro inverno)

 

 

 

esistere

al fronte liso

di cimose

e sfilacci spesi,

esiti di cenere

tradita

da brame

di vento

su braci

risorgenti,

fatui

sensi d’essere

profumi

d’ombre,

ardire

al vento

come

sbattere

d’imposta,

ardere

radici di rovere

è primavera

lei è

gentil farfalletta

 

 

 

 

vento avaro

 

 

 

arrampica

desiderio obeso

tra spini

e fragili rami

sferza dondolii

violenti

nell’attendere

dei fiori

grappoli

a primavera,

profumo intenso

carico di miele

il respiro

del tuo alito

alla bocca

del vento avaro

regala

rapìti orgasmi

e sbrana

al poi

l’acme

del dolore acuto

cercando

l’indolenza