puntoacapo Editrice

A. de Vos
Ode o La bassa corte dell’amore
 
 
 
 
 
Pg 80
 
 

Prezzo: 10,00

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Leggi la recensione di Poiein

 

 

Ne La bassa corte dell’amore de Vos si rivolge a un interlocutore ben identificabile, un giovane uomo, al quale dedica la maggior parte dei suoi versi. Trova in lui la fonte del desiderio e del piacere, la guida dei giochi erotici. Tuttavia, più che una persona reale, l’altro è un’immagine, un’ossessione del poeta. È, in fondo, il simbolo narcisistico della sua inquietudine: “Nella mia barca a forma di delfino/ fai il nocchiero …/ …/ siedi a poppa, tieni le redini …/” (p. 14), e ancora: “Rivolgo una preghiera al cielo:/ non sommergermi/ nella mia immagine riflessa.//” (p. 15), “in una casa dove oriente e occidente tramontano/ a letto le loro ombre cinesi.//” (p. 29). A ben vedere, la paidos-filia dell’autore, l’attrazione per l’armonia efebica, è anche una proiezione della fantasia irrealizzata di avere un figlio – “… sogno, figlio che non ho.//” (p. 26). È un “… castello senza fondamento.//” (p. 28). Ha la vivacità di un sogno ma anche lo status effimero della realtà onirica. L’amore cantato da de Vos – molto simile a quello celebrato nella cultura greca – è inoltre conseguente alla ricerca, da parte dello scrittore, della leggiadria e dell’estetismo raffinato: “Dietro la porta, la realtà// snobba la strana coppia/ perdonata per verbare/ bellezza.//” (p. 21).

L’autore scrive comunque la storia, il racconto, il cifrario di un affetto particolare. E nel gioco della libido, vittoria e sconfitta, orgasmo e dolore, gratuità ed egoismo sono ottenuti casualmente, non vi sono regole che possono garantirli. L’affetto, inoltre, è il contrappeso del sesso, determina una “… tmesi operata sulle anime gemelle/ dai fendenti di due genitali uguali.//” (p. 25). Il sesso è un taglio, un’inserzione retorica, una tmesi dell’amore. La metafora indica che non v’è compiutezza nelle questioni di cuore. Tutto ha fine, e la fine di tutto è la morte della tenerezza, forse anche della creatività: “L’iterazione delle forme e la ripetizione del gesto/ sono l’Ilioupersis dell’amore,/ che ama farsi bello prima di morire/ e morire sul più bello.//” (p. 12).

(Dalla Prefazione di Adele Desideri)

 

 

 

Un’opera importante, questa di Arnold de Vos, e per la sua cifra estetica e per la sua complessità sostanziale e culturale. Un messaggio che s’apre al lettore con tutta la bellezza e la saggezza d’un libro antico, magari latino, con un’estrema e intrigante attenzione per le immagini e la loro incisività. Si potrebbe dire, in linea con la metafora che è anche il filo conduttore sotterraneo di tutto il volume – la grisaille –, che Ode è una vetrata carnale che tende a Dio, alla felicità e al bene, non cercandoli nel cielo bensì nella terra e nella vita umana, e nell’amato, reinterpretati e ricostruiti attraverso lo strumento poetico. Una poetica che però è migrante, inappartenente, spesso emarginata. E forse proprio per questo, purtroppo per l’autore al quale vorrei augurare un percorso più sereno, grande come poche altre poetiche d’oggi. 

(Dalla Postfazione di Alessandro Canzian)

 

 

 

Acquitrino

 

 

 

Sei un ignorante

se pensi di essere onnisciente:

non comprendere me nella tua scienza,

che non mi capisco. Getto un verso

nello stagno lato di me stesso

come in uno specchio oscuro

si va alla pesca. Se abbocca,

la poesia sale in superficie

lentamente all’occhio che ci lavora

a renderla visibile alla vista tormentata

da ogni genere di timori. Che messaggio porta,

che io rechi a me stesso? La carta è una pelle

che non sempre fa piacere di toccare con mano

come quando uno si tira fuori da sé con ribrezzo

pretendendo di non aver nulla da dire

in una lingua che non gli suoni consona

per non voler sentirsi dire come veramente è,

e la voce che gli parla di che natura sia

e di chi è.

 

 

 

 

Ode

 

 

 

Saresti una bellezza inutile:

non vuoi appartenere a nessuno.

Fai scorrere sangue sotto la pelle

senza che abbia sbocco, attesti

l’inutilità di certune esistenze.

Se Dio t’ha creato per questo, sbatte

la tua bellezza in faccia a progetti

transindividuali svuotandoli del contenuto: può essere.

Ma la tua bellezza ti svuota anche di te,

se la desideri. In questo siamo uguali

a fianco del tuo fianco, cornucopia

che mi riempi il cuore.