
puntoacapo Editrice |

Pietro RoversiUna crisi creativaPg. 104 |
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Prezzo: € 11,00 |
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L’esordio di Pietro Roversi, poeta dalla vena freschissima e fortemente originale, avviene nel segno di una poesia che sa miscelare sapienza ed ironia Questi versi, poggianti sulla musicalità dell’intelligenza, ci dimostrano come la poesia possa oggi dialogare con il pensiero scientifico e la filosofia eppure mai tradire intimamente la propria missione, che è quella di far convivere le diverse spinte e pulsioni della natura umana. Forse è questa, oggi, la vera poesia metafisica, alla ricerca di uno specifico, più espressivo che tematico, in cui mantenere una propria identità.
Scorno dello scettico
Il racconto dell’oroscopo è come una coperta troppo corta, un conflitto tra il capo e le altre estremità; o come la cattività dei pappagallini e lo scopo del loro raccoglimento autoinflitto, quando il proprietario dimentica la gabbia a porta aperta all’aperto senza nemmeno una coperta sopra. La connessione certa è tra la corteccia cerebrale che vede e quella che crede - gli uccelli essendo un vicolo evolutivo magari eccelso dal punto di vista visivo, diremo persino il contrario di cieco, ma un po’ sciocco. Coincidenze, miracoli, magia, oracoli, tarocco, chiromanzia, cuspidi, case, aspetti, riti e destini sono di dimostrazione difficile, domicili di cocorite e lutini.
Caro Pietro, La versificazione è un po' come il tracciato di un elettrocardiogramma (o elettroencefalogramma), ogni poeta ha il proprio peculiare «tracciato» cardiaco (e della cervice), ed è all'interno di questo «tracciato» che l'estro e il talento dello scrittore può esternarsi. Il reimpiego della filastrocca (opportunamente truccata e falsificata) consente una libera effervescenza linguistica di trovate, di wit, di choc, di giochi di parole e calembour. Pienamente bilanciata tra l'ionizzazione dell'«io» e la demistificazione dell'«altro» il genere ludico richiede però un pressing continuo, continue invenzioni e trovate al fine di tenere «alto» il tenore del discorso e mantenere un filo di contatto con il lettore. Possiamo dire che il libro di esordio di Pietro Roversi rappresenta senz'altro un incoraggiante inizio ma per le prossime prove occorrerà andare più avanti e più all'interno della demistificazione dei luoghi comuni del nostro villaggio telematico-globale.
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Caro Roversi,
mi sono portato qui, nel paese delle Langhe dove trascorro l’estate fino alla vendemmia settembrina, i Suoi “testi di un romanzo” e ne è valsa ampiamente la decisione. Ammiro molto la sua poesia ironica, grottesca, inventiva, bizzarra per metro e rime e grandiose “trovate” colte ed esistenziali.
Con i più vivi saluti, Giorgio Bàrberi Squarotti |