
puntoacapo Editrice |

Marco RighettiIl seguito mancante |
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Prezzo: € 16,00 |
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In tutte le poesie del volume la lingua fluisce imprevedibile, le parole si rincorrono, si intersecano e si avviluppano, dando vita a sensi e prospettive nuove. Più definito è il riferimento contenuto nell’augurio a diventare netto nella parola e a partorire bestie lucenti. C’è in questo invito la consapevolezza del divario vasto tra il dicibile e l’indicibile, tra il significato e il significante. C’è forse, ad un livello più ampio ed omnicomprensivo, la coscienza della fragilità dell’esistenza. Tuttavia l’atto stesso di scrivere, il dare fiato a quella voce che travagliata irrompe tenace, il partorire bestie lucenti che tanto ricordano i “Capricci” di Goya, allora ha uno scopo: la sua funzione è nell’esistere, fosse pure per negare il senso e la logica dell’esperienza umana. E insiti nella vicenda umana sono il rincorrersi e l’interazione tra le varie fasi della vita e i mali ad essa connaturati. Così il “bambino con chiara vocazione onomatopeica”, figlio nelle liriche della sezione dal titolo Ombelicale, padre in “parole al figlio”, uomo innamorato, è ora diventato poeta. (Dalla Prefazione di Valeria Serofilli). Libro complesso e munifico, questo, originale, seppure coltivato e nutrito di un’ininterrotta tensione intellettuale che sembra aver assai bene imparato, e quasi mimato la grande tradizione intellettuale del ‘900 migliore: che è italiano, certo (Montale, Sereni, Fortini, un certo Zanzotto, alcune nuances di Giudici, quello insomma di Autobiologia e La vita in versi) ma in maggior misura ancor più straniero (il provvido magistero anglosassone: Eliot, Auden – e i più irregolari dei contemporanei francesi: Michaux, Char, Frénaud, fino a Bonnefoy)… No, non c’è la chitarra acustica e gitana della più fervida melica espagnola: i Lorca, i Machado, gli Aleixandre), ma come l’ombra lunga e ancora interminata di un’investigazione della coscienza che trovò i suoi grandi, riottosi eroi in certi espressionisti tedeschi (da Trakl a Benn, per intenderci, fino alla Bachmann o all’odierno Enzensberger)… (Dalla Postfazione di Plinio Perilli)
Anni frugati dal mare
Il lenzuolo della risacca imbianca e scoperchia la foce del paese il muso dei vecchi è spigolo acuto fischio lungo nell’anima, ecco navi partite, antiche vie e nodi s’abbracciano rimontano vedute pose spose lasci che i pensieri prendano il fiato giusto per muovere: gazze sparite, - saranno macchie scure i faraglioni? - calpesti disegni e fatti che vedi ridotti a sabbia (fragili arcatelle) la sponda rotola torti e ragioni, anni frugati dal mare, ti chiedi se adesso è troppo tardi per le stelle.
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e poi fermarlo, l’amore staccarlo da un’ingiustizia di conti, quando è finito. Allora portammo in superficie il lato dietro l’orizzonte, quello che si legge al buio, lettere ci giunsero dal mare forse tutti sapevano, sul libro delle firme segnammo inizio e fine del sole l’offertorio prevedeva di restare sott’acqua e prenderci per incantamento nel vecchio superotto senza peso prima noi meduse di sbieco nel vento marino ombrelli aperti a mostrare l’arte diseguale dello spostamento verso una coscienza |