puntoacapo Editrice

Enrico Marià
Fino a qui
 
 
 
 
 
 
 
 

Prezzo: 10,00

Casella di testo: < catalogo

Leggi la recnsione di Alessandra Paganardi su Criticaletteraria.org

 

 

Leggendo Marià non si può non rimanere indifferenti, può essere una poesia che sentiamo vicinissima o lontanissima, troppo biografica o quanto altro, ma sicuramente non scorre via così. Per mia formazione e

gusto non mi sono mai trovato in particolare sintonia con le poesie troppo liriche (mi si perdoni l’espressione) o troppo smaccatamente legate al vissuto da provare quasi imbarazzo eppure in questi versi di Marià mi sono sentito subito coinvolto e partecipe.

Fino a qui è una raccolta molto lunga che fin dall’esergo di Pavese ci avvisa in che tipo di poesia potremmo imbatterci. Poesia autobiografica o il poeta è così bravo da immedesimarsi? Il lavoro di Marià ci mette subito

davanti alle sofferenze di una persona e della sua infanzia negata:

 

“Quando era ubriaco / gli agenti della Polfer / ammanettavano mio padre ad un termosifone; […] Facevano così perché pieno di alcool diventava violento; […]”.

 

Non si può certo dire che ci troviamo davanti ad una poesia metaforica; il poeta piemontese ha un linguaggio diretto, a tratti crudo che subito ci trascina dentro gli eventi lasciandoci senza fiato. È una poesia a tratti minimalista dove le descrizioni sono molto forti che ci riportano a Carver e a molti poeti statunitensi.

 

(Dalla Prefazione di Luca Ariano)

 

 

 

*

 

 

 

Al sert, prima di lasciarti andare,

gli assistenti sociali ti parlano

giusto il tempo che ci mettono per capire

che non saranno di aiuto ad un cazzo di nessuno;

una volta fuori, poi, per me,

ora che ho perso il lavoro,

comincia più o meno sempre la stessa trafila

che se sto male mi vede elemosinare soldi e sigarette.

Per il mangiare, invece, è un buon periodo,

Luca, un mio amico di infanzia,

fa l’aiuto cuoco in un grande albergo

così quasi tutti i giorni mi dà appuntamento sul retro per darmi qualcosa.

Di solito,

anche se il desiderio sarebbe quello di fermarsi a parlare,

lo saluto in fretta e me ne vado

perché non voglio che qualcuno gli faccia delle storie

vedendoci insieme

e allontanandomi in silenzio

come la polvere che alzata dalle auto si perde nell’aria

mi rifugio nel parcheggio che di notte è terra di buchi

dove prima di cedere chiudo gli occhi

aspettando inutilmente nell’ombra

l’arrivo di un’impossibile carezza.

 

 

 

*

 

 

 

Dammi la forza

per non chiamare vita

questa cosa a cui facciamo da carne da macello;

e trasformando i demoni in pagliacci

dimmi che tu ed io

saremo ancora una città

dentro la città.