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Luca BragajaLa strada che sale |
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Prezzo: € 10,00 |
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Luca Bragaja è nato nel 1963 a Verona, dove vive e insegna lettere nel liceo classico. Ha curato con altri, redigendone la Nota al testo, il libro di poesie di Alda Merini Nel cerchio di un pensiero (Crocetti, Milano 2005). Sta concludendo un dottorato di ricerca sulla poesia di Vittorio Sereni, nell’ambito del quale ha pubblicato il saggio “Il colore del vuoto”. Sereni lettore di Virgilio nel volume collettivo Gli antichi dei moderni. Dodici letture da Leopardi a Zanzotto (Fiorini, Verona 2010). Dopo una singola poesia apparsa in tiratura limitata (Paesaggio, con ori di Luigi Mariani, Edizioni Pulcinoelefante, Osnago 2004) e una plaquette di sette testi con simili modalità (Piccolo canzoniere, con disegni di Giorgio Bragaja, Antica Tipografia Arche Scaligere, Verona 2007) un’ampia scelta delle sue poesie è stata edita per la prima volta in Due strade. Nel dominio, forse, dell’evanescenza (Cierre, Verona 2007), dove i testi fronteggiano le fotografie di Paolo Parma secondo l’unico tema del confronto aperto tra i due linguaggi, verbale e visivo. Ora La strada che sale costituisce in sostanza il suo primo ‘vero’ libro di poesia, raccogliendo testi da anni ormai lontani sino ad oggi e non obbedendo ad alcun altro criterio ordinativo che il proprio, ma sempre anche ad un interiore accamparsi di immagini.
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Sia pure un mondo che si stende tra piante in filare in un campo lungo la statale della Bassa. Era solo foschia, nemmeno nebbia e già buio. In fondo a sinistra un casolare; da questa parte, all’orlo della strada, un fosso. Nessuno da ombra a ombra nel freddo. Saper camminare oltre il cuore di una volta.
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Il passero immerso nella nebbia là cosa vede in cima all’albero spoglio come una stella di vetro nell’anice dell’alba fissata alla punta dell’abete di Natale tutto l’albero sotto che ogni tanto inclina piano forse al vento e scuote il suo piccolo corpo di piume d’aria e fame ora sparito in un chiarore andato nel mio chissadove o appena più concrete nelle intricate selve che la città disegna per le nebbie e le ragioni della sua vita. |