puntoacapo Editrice

Emidio Montini
Da una quiete immota
 
 
 
Pg 56
 
 
 
 
 

Prezzo: 8,50

"DA UNA QUIETE IMMOTA" ha ottenuto il 2° premio ex-aequo nel Premio Internazionale "Cinque Terre - Ettore Cozzani", XXIII edizione 2009.

 

 

 

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Ha ricevuto una segnalazione con targa grande al Premio Nazionale di Poesia "ANTICA BADIA DI S. SAVINO" (Trofeo Chioccia Longobarda) - Pisa.

 

 

Poeta degli spazi interiori, rudi e colmi di presenze vacue e insieme straordinariamente pregnanti, Emidio Montini sostiene da sempre l'impari lotta tra il pronunciare la coscienza e il vederne l'essenza sfuggire fatalmente nelle metafore. Qui sembra giacere anche il motivo del gioco del linguaggio, quella forzatura di verbi, aggettivi e sostantivi, come a cercare di cogliere l'evento prima che il soggetto viva, o a sentirne il cuore profondo prima che la realtà sfugga nel dato oggettivo. Sullo stile, il critico Castellani scrive di una “vorticosa presenza di scansioni liriche che si allungano in direzione di una verità superiore e di un Io che non conosce confini”, ma forse, più che fuggire per orizzonti inconoscibili, il linguaggio di Montini travalica la nostra concezione concretista di confine, fino a implodersi. Non vi è una direzione per la verità, non vi sono verità superiori o inferiori, ma una sola zona di senso in cui noi esistiamo e sentiamo, così come il nostro “orecchio interiore” ci consente di fare. E infatti lo stupore per ciò che ci porta innanzi al concetto inconoscibile di infinito, sta nel silenzio che libera gli spazi interiori dal tempo delle cose, per farci conquistare il tempo divinatorio. Così, spesso accade nella poesia di Montini che il reale sia sì accennato e travolto nel fluire degli incastri dialettici, ma sia anche travalicato nella sua essenza fino a liberarne l'umore più intimo, quelle concrezioni storiche e di senso che ci permettono, comunque e sempre, di leggere noi stessi, il nostro destino. E qui sta il concetto di “sensibilità visionaria” di Roberto Carifi, che ben coglie il rapporto dolorosamente vissuto tra linguaggio e destino, un concetto questo che si affianca alle parole di Mimmo Varone che parla di poesie che “fanno terra bruciata attorno all'esistenza, e lasciano solo le parole, la poesia, a farsi sostanza delle cose”. In realtà non vi sono piani di comprensione, non vi sono “esistenza”, “poesia” e “sostanza delle cose” tra loro separate e contigue. Ancora una volta è l'unitarietà del senso che diventa semanticamente il legame fra “mondo e coscienza”: il mondo esiste, la poesia lo dice superando l'occhio in profondità; non si fa sostanza ma la trascende cercando disperatamente di dirne il suo “essere”, macchiando l'uomo di protervia presunzione allorché con la sua arte, sempre tenta di cogliere l'alito divino.

 

 

 

Lamberto Melina

 

 

 

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