I TESTI DEGLI AUTORI

ANTOLOGIA DI PUNTOACAPO

a cura degli Autori di puntoacapo
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LE IDEE

Idee, proposte, suggerimenti
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I post più recenti
  • mauro macario
    15 ott 2018

    La collina del belvedere Là nel giardino delle delizie dammi sepoltura clandestina nascondendomi così ai garages pubblici dei morti dove la folla silenziata mi è pur sempre estranea come lo Stato che ancora più della morte a te mi sottrae dichiarami scomparso sui verbali del nulla fingendoti donna tradita e parla male di me affinché i paggi neri portino altrove la deferenza di servizio per quel sequestro di persona ordito da un mandante intoccabile dì loro che qui è riserva indiana e Santa Romana Chiesa non entra col suo turibolo di cancri odorosi e la certezza che l’utopia inapparsa debba spalancare le porte alla lugubre processione di impiegati mistici venuti a umiliarmi con la loro assoluzione non affidare le mie spoglie a questa gente di Transilvania che s’appropria delle salme per sostenere l’Opus Dei con un macabro still life se c’è un Dio è la tua mano al crepuscolo che carezza la mia terra come nudo fosse il corpo e ancora tutto in fiore tu sola hai diritto di trovarmi rifugio molto più a sud dell’eternità inventata in onore alle etnie selvagge che non sbattono su un carro i bei resti dei tempi andati trafugarmi è sacro se per reciproca appartenenza legittimiamo i luoghi del nostro immaginario da qui al muro di cinta scegli un angolo ombroso dove tu possa con i gatti sdraiarti nell’ora magica d’estate e cura la vendemmia del glicine lasciando filtrare nell’erba quei rivoli viola che mi travasano a volte un’illusione di cielo è bello immaginarti in cucina verso sera nel tuo scialle infreddolita lottare alla finestra pensandomi immenso nel mio sottomare da non più trovarmi neanche con le unghie amore che non si dice in poesia per timore di scomunica adesso che è silenzio qui davanti al belvedere te lo dico senza stile e depongo anche il verso come ora io vivessi la vita dall’inizio verrà un tempo da leggenda popolare diranno sottovoce è la donna della casa sommersa e quando le sterpaglie saliranno alle finestre leggerai nell’abbandono la rinascita all’assenza tu spogliati vecchia e bellissima e avanza in quelle onde verso l’angolo ombroso non temere di sparire dentro la serra fantastica sirena e squalo torneranno liberi nell’alta marea
  • Guido Galdini
    24 giu 2018

    è una poesia dei pesi del cuore di ragnatele che si fanno piombo: perché lo sguardo non si chiude, fissa quel punto dell’orizzonte dove muore la nebbia, lo fissa senza motivo, nemmeno quello di perdersi, perdersi e ritrovarsi sono le facce del dado, perdersi è già perduto, ritrovarsi non era che il ritorno all’arrivo, per il nuovo giro di pista.
  • Giacomo Bellitto
    10 mag 2018

    Chemical Brothers – One Too Many Mornings SMART TIME Qui il tempo è sempre terribile e la stupidità ha coltelli affilati da scaldarmi sulla faccia il colore che mi ricorda sui vestiti e tra le lenzuola che la speranza è poca ed è meglio pensare ad altre soluzioni. Tu mi hai fatto solo righe e tagli dall’inguine al cuore e sospetto che il cielo non abbia più limiti sopra tutta questa cosa: ti prego, sollevalo e fammi volare. Ti prego, sollevalo e fammi volare. Ti prego, apri questa gabbia e lascia questo divertimento all’aria senza il panico che i tuoi siano solo compiacimento e vendetta interminata e sadica. Ti prego, insegnami le tecniche per aggirare il tempo e gli spigoli dei mobili ingombranti in casa e canterò ancora anche quando non mi punirai più e verrò sempre a cercarti senza allontanarmi troppo dai tuoi occhi quando vorranno spaventarmi. Oppure ti prego, portami al di là di tutto con una mano perché non sopporto più questa banalità senza le parole che aspetto di veder passare in discesa fuori dalla finestra: non voglio più sporgermi, non voglio più vertigini. Ma poi improvvisamente come un colpo d’aria a lacci sciolti ho la paura di perderti e il pensiero chiaro che non ti si può perdere, perché la vicinanza è più importante e solo te si può avere una una volta sola sulla terra. È impossibile non averti nella mente, ma nella mente non sei mai stata boccale felice, ossigeno e senso buono, piuttosto unica alternativa all’impazzire in confusione. Anni a odiarti per un difetto per cui occorrerebbero generazioni di figli per confezionare il perdono e la comprensione sufficienti a fare il fiocco al permesso di lasciarti andare, generazioni in cui non posso produrmi perché altrimenti potrei perdonare e sarebbe troppo vero lasciarti. Gli anni hanno coltivato l’abitudine a odiare, abitudine che ormai sola ti ricorda e ti conserva: in altro modo non sei ed è impossibile trovarti diversa. E allora che fare, se la vicinanza è più importante e non ti si può perdere? Come potrei trovarti se non con le mani dell’assassino? Dove, se non prossima alle fasi attorno al nero? Se la vicinanza è più importante, è quindi meglio non perderti e conservarti in qualsiasi forma. Ma l’unica forma rimasta è quella in cui ti si deve odiare. E allora è meglio odiarti che non averti. E, siccome ti odio per il difetto che mi ammala, è quindi ancora meglio conservare anche il difetto perché così difettoso possa odiarti e tenerti ancora. Se non esisti non si può neanche più pensare, ma se ti si può odiare allora esisti, quindi ti si può solo odiare perché di te ho la paura di rimanere senza, e per odiarti si può solo soffrire e mantenere intatto il difetto: fin quando mi terrò la tua lama nello stomaco all’altro capo delle viscere troverò la tua mano ad attaccarmi e saprò che sei là dove il mio odio saprà trovarti per sempre e senza dubbi, legati con una corda all’intestino perché io di stare solo ho più paura che di essere rovinato. Non riesco a lasciare questo labirinto e non ho più voglia di camminare in questa giornata di pioggia e nebbia: vorrei scappare, ma non posso lasciare te, e quindi mi perderò ancora solo nell’umidità, anche perché siamo gli unici che si possono salvare. E io dovrei guarirti per sognare di te qualcosa che non sia un incubo, per avere di te ricordi come fossero di latte buono, perché tu possa stare bene, io non avere più difetti e quindi smettere di odiarti. Ma non posso guarirti e così, per sempre sposati al mio difetto, l’unica soluzione rimane odiarti. giacomobel@hotmail.it