È vero che la poesia nasce dalla vita, al di là di ogni banale diari smo: ne è prova la brillantissima raccolta di Giorgio Macor, che qui raccoglie un’ampia e ragionata selezione di testi composti fra gli anni Ottanta e Novanta, che giungono come una forte ventata di fre schezza. È questa una poesia che attinge a piene mani da una ricca esperienza personale, da viaggi e riflessioni esistenziali, e che vira lontano da certo immaginario standardizzato della poesia nostrana, con una voce poetica intrisa di pensoso erotismo – fisico, immagini fico – sullo sfondo di una natura spesso trasfigurata e mai paesaggio fine a se stesso. In questo originale contesto, l’io poetico appare spesso in una condizione di veglia, in attesa paziente o ansiosa, nel timore che “il tempo […] scappi dalle mani come la sabbia della strada per Mandalay” (p. 16), ma è anche assalito dalla “nausea del pellicano che troppe cose tiene rinchiuse in gola” (p. 28). Il contrasto fra la prima sezione (in cui spicca la splendida Litost) e la seconda, eponima (composta di testi nati a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta), mostra una evoluzione verso una dimensione elegiaca emblematizzata dalla condizione dell’esiliato, che si abbeve ra alle ovidiane Epistulae ex Ponto, e che è vissuta come estraneità e ricerca del proprio senso della vita. Credo che i lettori (e i critici) sapranno considerare con la dovuta attenzione questa voce forte e dalle profonde risonanze emotive. (Mauro Ferrari)
L'Autore:
Giorgio Macor (Torino 1948) ha compiuto studi classici, laurean dosi in Medicina nel 1973. Ha lavorato in un ospedale pubblico dal 1974 al 1999, prima in Pronto Soccorso e poi nel reparto di Medicina Generale. In questo periodo ha lavorato anche all’estero, in aspettativa, con il Ministero degli Esteri e con altre organizzazioni umanitarie (Tailandia, Etiopia, Pakistan, Tibet). In pensione dal giugno 1999, ha continuato a collaborare in progetti di Cooperazione Sanitaria internazionali (Libano, Siria, Tunisia, numerose missioni brevi di monitoraggio e/o valutazione di progetti sanitari in Africa, area del Mediterraneo, Estremo Oriente). Sue pubblicazioni: Canarini e Papaveri (raccolta di tre racconti lunghi, Neos Edizioni 2016); Lettere da Yerevan (romanzo, ivi 2017); Come un volo di passeri erranti (romanzo, ivi 2020); Le don ne camminavano a Kabul (romanzo, ivi 2025). Dei lavori poetici inediti, Esilio in Pontide è il più recente, scritto in parte durante la permanenza in Tailandia, Etiopia, Pakistan.
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