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Parte dai dati Assiri, vale per lui la perifrasi poeta di cose. È lì, sembra indicarci, che la poesia acquista corpo e spessore, e gli ambienti, le situazioni hanno peso specifico in veste di funzione narrativa, cornice necessaria: è la realtà dei dialoghi a distanza con un tu sempre più ondivago, latente, eppure vivo nel ricordo o nei richiami in absentia, è il non luogo dei colloqui con un vecchio nemico, l’io stesso, che mai si riconosce e tende anch’egli al nulla, alla mancanza di sé. Sono allora gli spazi chiusi, astrattamente metropolitani, o i tratti veloci che delineano gli oggetti, i sensi di colpa, le mancanze mai colmate e necessariamente compagne di ciò che accade, a restituire il senso di un lutto poetico a tutto tondo, indefinito e intuibile, sempre fedele. La parola così è sintagma dell’abbandono: cerca, indaga, restituisce quadri incompleti dove il tu-assente è giustificato e giustificabile solo se esiste un io che tenta di ancorarlo a sé affinché non scompaia, non del tutto almeno. (Dalla Prefazione di Ivan Fedeli)

 

 

L'Autore:

 

Alessandro Assiri (Bologna 1962) vive tra Trento, Bologna e Parigi. Si occupa a vario titolo di letteratura e progetti culturali per editori italiani e francesi. Collabora con riviste letterarie cartacee e telematiche. Per musei e fondazioni private cura acquisizioni di libri antichi e opere d’arte. In poesia ha pubblicato: Morgana e le nuvole (2004); Il giardino dei pensieri recisi (2006); Modulazione dell’empietà (2007); Quaderni dell’impostura (2008); La stanza delle poche righe (2010); Cronache della città parallela (2011); In tempi ormai vicini (2012); Appunti di un falegname senza amici (2013); Lo sciancato e Caterina (2014); Lettere a D. (2016); Ontologia della Maddalena (2018); L’anno in cui finì Carosello (2019); Come (Lietocolle/Ronzani Editore, 2022). Per la saggistica: Come salvare la poesia dai poeti (Serse Cardellini Thauma, 2015).

Abitarmi stanca - Alessandro Assiri

€15.00Prezzo
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