Con una forte attenzione alla profondità dell’animo umano, scandagliato con fine psicologismo (dettato anche dalla propria formazione, ma mai banalizzato) e sensibilità umana, Matilde Jonas costruisce personaggi vivi e credibilissimi che si muovono in storie sempre in bilico tra due opposti, e usa una cifra stilistico-espressiva che sa adeguarsi alle pieghe di un discorso che passa con leggerezza dalla riflessione filosofica al tratto realistico, dal momento surreale alla poeticità di certi momenti. (Dalla Postfazione di Mauro Ferrari)

 

 

Dal Libro:

Da tempo l’erba non era stata tagliata. Ciuffi scomposti di gramigna avevano invaso le connessure tra le lastre di pietra dei sentieri appena riconoscibili. Minuscoli cespi di primule e viole selvatiche crescevano fitte dove una volta il prato era stato un tappeto di un verde uniforme. Anche la piscina a forma di cuore era andata in rovina: una melma verde e compatta nascondeva le piastrelle bianche e azzurre che un tempo ne lastricavano fondo e pareti. La villa era chiusa da anni e la torre di pietra inglobata nell’edificio in quell’abbandono aveva l’aspetto austero e sinistro di un rudere normanno.

A spingere Tiziana in quel luogo, non più rivisitato da quando morto suo padre la tenuta era stata venduta, era stato un impulso irrazionale quanto incoercibile. Suo figlio Alessandro non avrebbe mai potuto essere là: aveva solo quattro anni, non conosceva quella casa né i parenti di sua madre, scomparsi già da molto tempo. Ciononostante, dopo averlo cercato inutilmente ovunque, la donna era convinta di poterlo trovare proprio dove lei aveva abitato da bambina.

(Incipit de La stanza vuota)

 

 

L'Autrice:

Matilde Jonas, dopo la laurea in psicologia, ha cominciato a scrivere articoli specialistici per periodici e quotidiani. In letteratura ha esordito nel 1981 con la silloge La lunga notte dei nove sentieri, Firenze, Ed. Quaderni di Hellas. Giornalista del quotidiano La Città, per sette anni ne ha curato la pagina culturale. Nel 1987 è uscita la raccolta di poesie Tra silenzio e parole, prefato da Geno Pampaloni, Firenze, Nardini (vincitore del Premio Gallicanum, finalista del Premio Greve). Nel 1991 ha firmato come direttore responsabile il  mensile della Newton Compton Firenze ieri, oggi, domani (premio Il Magnifico e Il Fiorino per lo stile dell’informazione), quindi  Firenze Toscana, il mensile da lei progettato nel 1996 per il Gruppo Editoriale Olimpia. Negli stessi anni ha collaborato con diverse Case editrici tra le quali Mondadori, De Agostini, RCS, affiancando all’attività editoriale la realizzazione di numerosi eventi d’arte in collaborazione con le principali Istituzioni toscane. Nel 1995, per i tipi della MCS di Trieste, ha tradotto Venerdì, Quinto Quaderno Azzurro dello scrittore ceco Frantísek Rachlík. Nel 2012, sintesi di anni di ricerca, ha pubblicato La saga delle colombe (Firenze, Passigli), e nel 2016 la raccolta poetica  Banchi di luce (Roma, Lepisma).

 

Cronache di misteri e follie

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