Perché questo titolo, Il fiore delle lacrime, a un’antologia che intende essere ambiziosamente una sorta di cartografia della poesia italiana di oggi, partendo dal punto di vista prospettico così particolare, patologico e al tempo stesso tempo creativo, quale è quello delle lacrime? Chi segue i lavori della casa editrice Puntoacapo si accorgerà subito che già in precedenza la metafora del Fiore era comparsa nell’intestazione di copertina dell’antologia in due tomi Il Fiore della Poesia Italiana (2016), idealmente riallacciandosi a un’opera antologica di Giovanni Pascoli. Ecco, è in questa scia che questa silloge intende disporsi con rabdomantica attenzione a ciò che emerge dai testi: al “fiore” dei versi che si offrono nel segno del dolore e delle lacrime. (V.G.)

 

Come il dolore è universale e di ogni tempo, così è avvenuto in ogni tempo che uomini e donne abbiano pianto. La poesia, emozione in parola e simboli, e la narrativa, restituiscono questa verità. Si legga Dante, tra l’altro nel XXX Canto del Purgatorio (vv. 52-57) o i riferimenti al piangere in Petrarca, al punto che nel sonetto d’apertura del Canzoniere, Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono, si legge, detto a guisa d’introduzione generale all’opera, “del vario stile in ch’io piango et ragiono” (v. 5). Leopardi, dal canto suo, estende la sorte del dolore e del pianto all’intera esistenza degli uomini: “nascemmo al pianto” (Ultimo canto di Saffo, v. 48). Dallo stuolo di esempi disponibili, tratti dai massimi capolavori che ho il privilegio di leggere, molti ne taccio, ovviamente; ma bisognerà che io menzioni il libro XXIV dell’Iliade, con il pianto che accomuna il supplice Priamo, il padre dell’ucciso Ettore, all’uccisore, Achille. La poesia ci porta un momento alto del nostro essere uomini: le emozioni, che sempre ci accompagnano, anche ci possono unire, al di sopra delle divisioni e del sangue. (Dalla Postfazione di Carlo Di Legge)

 

. . . la scelta della poesia è stata ritenuta conveniente e necessaria per due motivi fondamentali: in primo luogo, per personali convincimenti . . . poi per motivi più generali, intrinseci ad un linguaggio che appare quanto mai adeguato per il suo specifico modo, non analitico né trasfigurato, di mettere in scena in maniera immediata ed essenziale le dinamiche dell’io di fronte a siffatto sentimento . . . Questo perché la poesia è il linguaggio dell’invenzione, della fantasia, dell’affetto: è la lingua per antonomasia dell’immaginazione e del “cuore”, quella che consente di rivivere tutto ciò che abbiamo vissuto non tanto come tempo, ma piuttosto come linguaggio. Chi parlapoesia mette in scena, in maniera più scoperta che in qualsiasi altro linguaggio, le proprie ferite, il proprio vuoto, in cui far precipitare attraverso le parole il sentimento, che è letteralmente la percezione viva delle cose, il rapporto pelle a pelle col mondo . . . (Dalla Prefazione di Vincenzo Guarracino)

Il Fiore delle Lacrime

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