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Raramente è dato leggere parole che sgorgano da un punto buio tanto vicino a quello che l’Autrice stessa definisce “il centro del dolore”: Roberta Lipparini ci dà la cronistoria del “frantumarsi” dell’Io e della lotta titanica con se stessa e con la propria mente, riconoscendosi intessuta di una “fragile piccolezza”. Il senso di perdita e il dolore per una mancanza costituisco no per Deleuze la ferita primigenia da cui sgorga la scrittura: a partire da questo, il percorso narrato in questi versi brevi e nervosi, sintatticamente franti in micro-unità di senso, è quello di una lenta e dolorosa ricomposizione dell’unità: “Devo fare calcoli di volo / Riprogettare l’infinito / Uscire dalla mente prigione. Da questa culla nera.” È un percorso ragionevole da intraprendere tramite una terapia in cui si alternano confessioni, implora zioni di aiuto ma anche momenti di illuminazione. “Forse inizio a volermi bene da sola” afferma la poetessa nel punto cruciale del suo fare e disfare la tela, in un dialogo frenet co con il terapeuta e con se stessa. Guarigione, salvezza? Non del tutto, si può solo misurare “ogni cosa / con le spanne consuete della perdita” e benedire i dolorosi e “tagli improvvisi di gioia”.

(Mauro Ferrari)

 

 

L'Autrice:

 

Roberta Lipparini (Bologna 1964) scrive e pubblica poesie per adulti e bambini. Una ventina di raccolte fino ad ora, da Mondadori a Terra d’Ulivi, passando per diverse esperienze di edizio ne, compresi i Taccuini d’Autore manoscritti. Vive a Bologna, dove dopo anni di lavoro in teatro, ora conduce laboratori sulla parola e la visione poetica.

In seduta. Piccola psicoterapia del cuore - Roberta Lipparini

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