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Quella di Francesca Piovesan è una poesia che si cerca, e racconta se stessa, racconta il suo cercarsi. Protagonista è la parola, che illumina il non senso, lei appare e dispare, e anche il non senso appare e dispare. La poesia le sta intorno, la sente, la cerca, la vede, la perde, la scambia per un’altra, poi la rivede, e ci racconta tutto ciò, il suo apparire e scomparire. Prima di stare nella poesia, ci dice Francesca, la parola sta nelle cose. E per un motivo molto semplice: perché le ha fatte. C’è qui un pensiero molto verticale, e inattuale, lo stes so che apre il Vangelo di Giovanni: “In principio era il Ver bo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio”. Incipit che riprende la Genesi (“Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu”) ma anche il pensiero greco, il logos dei greci [...]

(Dalla Prefazione di Claudio Damiani)

 

 

L'Autrice:

 

Nata a Venezia, risiede a Pordenone. Insegna lettere al liceo. Per il «Gazzettino» ha condotto reportage culturali. Ha pubbli cato tre libri di poesia: Una vita, tante vite (Ladolfi 2015); La sospensione dei pensieri (ivi 2016); Il buio della scarpiera (ivi 2019, presentato anche al Salone di Torino 2019, alla XX edizione di Pordenonelegge e ai convegni della rivista Atelier a Parma nel 2019 e a Borgomanero nel 2022). Suoi testi sono presenti in antologie: Umana, troppo umana (Aragno 2017, a cura di Alessandro Fo e Fabrizio Cavallaro); Le mani dei bambini. Ciò che Caino non sa (Oceano Ed., a cura di M. T. Infante e Massimo Massa); Il Friuli dei poeti. Un viaggio con la poesia in una terra di confini (Storie 2024, a cura di G. M. Villalta); Secolo donna. Almanacco di poesia italiana (Macabor 2024, a cura di B. Vincenzi e S. Trevisani). Ha partecipato a numerosi Premi letterari in qualità di giurato e presidente di giuria. Scrive su diverse riviste.

L'obbedienza dell'acqua - Francesca Piovesan

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