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Un testamento spirituale, una lettera a chi rimane, ma soprattutto la testimonianza di una vita: questo il senso di Segni di contraddizione, l’intensa raccolta di Luigi Paraboschi, voce importante e riconosciuta del panorama nazionale. La raccolta è un dialogo autunnale, fitto e accorato con chi resterà ma soprattutto con se stesso, alla luce una nostalgia che “ci avvolge morbida, è un fossato / che non dà scampo, gira attorno a noi, la respiriamo, / sarà l’ultimo sentimento a scomparire”. Se questo sentimento del tempo appare la nota dominante, che emerge dalle toccanti note personali, il vero grande valore della raccolta risiede nell’urgenza di testimoniare, di lasciare una traccia calata in un lirismo sempre sorretto da una versificazione robusta, ritmata in misure che tendono ad aggirarsi nei dintorni dell’endecasillabo, sempre in tensione fra le indispensabili attenzioni alla forma e l’urgenza del testimoniare come “Forse tutto sta proprio nel vivere sereni e distaccati, / senza tensioni, fuori dal tempo, osservare, riflettere / e con templare l’infinito per l’eternità.”

 

 

L'Autore:

 

Attualmente in pensione, Luigi Paraboschi ha svolto attività commerciale da dirigente industriale. Scrive poesie da oltre quaranta anni, avendo esordito nel dialetto piacentino, vincen do il premio Valente Faustini di Piacenza. Negli anni è passato a testi in lingua: ha esordito con il vo lume Il peso delle foglie, edito in proprio e successivamente ha ottenuto riconoscimenti in molti premi di poesia a carattere nazionale, vincendo per la silloge inedita il concorso Cosenti no di Poppi (2009), con conseguente pubblicazione di Geome trie precarie; ha vinto il premio “Le quattro porte” a Pieve di Cento (BO) e il premio per poesia inedita al concorso “Città di Quarrata” (2013) sempre per l’inedito.

 

 

Segni di contraddizione - Luigi Paraboschi

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